Rocco Schiavone

Romano di Trastevere, Rocco Schiavone (Marco Giallini») ha amici che crescono in ambienti ostili alla legalità, mentre lui, non con grande piacere però, intraprende una carriera giuridica ed entra in polizia. Il suo passato bussa sempre alle porte, e i suoi metodi d’indagine non sono considerabili legali, viene perciò trasferito ad Aosta. Antonio Manzini, autore del personaggio, afferma che “possiamo odiarlo o amarlo, ma fondamentalmente Rocco rappresenta tutti noi che abbiamo sete di giustizia e sappiamo che sotto quella scorza dura si nasconde un cuore d’oro”. 

 

 

Nasce dai romanzi di Antonio Manzini questa serie tv in onda sulla Rai. L’autore sull’onda del successo di questa serie ha deciso che darà uno stampo televisivo anche ai prossimi romanzi, così da poter regalare a noi delle altre intensissime puntate di questa serie. Ma di cosa parla questa serie? Abbiamo già affrontato la descrizione di questo rude personaggio cresciuto ai margini della legalità. Un esempio non di coraggio per molti, ma di cattiva gestione della vita. Schiavone, infatti, ha attirato a se parecchie critiche tra cui quella del Senatore Maurizio Gasparri, che reputa un cattivo esempio un uomo che si fa una canna tutte le mattine per iniziare la giornata. E come dare torto al senatore, ma Schiavone non vuole essere un esempio per nessuno, anzi, fin dal principio della serie gli autori hanno  mostrato come egli stesso si reputi un cattivo esempio per i giovani. Il suo è un personaggio pieno di problemi, zone di ombra e di luce nel suo carattere, che non deve “necessariamente” essere amato

 

A 35 anni si sposa con l’unico amore della sua vita, Marina, che viene uccisa in un attentato rivolto al protagonista Rocco, una macchina li affianca a un semaforo e spara contro la loro macchina. Il vicequestore si abbassa, per abitudine, mentre la moglie no ed è uccisa dai colpi ai quali risponde Schiavone uccidendo solo uno dei due attentatori. Questo grande trauma peggiora il suo umore, già nero, e inizia una carriera lavorativa all’insegna dell’indagine violenta. Sa già che sarà trasferito da Roma, dove lavora dal principio della sua carriera, ma non avrebbe mai immaginato di essere “spedito” ad Aosta, a combattere una sua grande paura: il freddo! Il motivo del trasferimento? Ha ridotto in fin di vita uno stupratore seriale, figlio di un politico che usa la sua influenza per fare in modo che Schiavone venga punito. Nonostante il clima gelido si ostina a vestirsi “alla cittadina” con scarpe che puntualmente rende inservibili inzuppandole nella neve. La mattina, come già detto, fuma uno spinello contenuto in un cassetto chiuso a chiave nella scrivania dell’ufficio, un rituale pre-lavorativo irrinunciabile. “La sua preghiera laica del mattino”, la fumata mattutina, come lui la definisce, gli dà lo sprint per iniziare la giornata delle indagini. Il vizio di questo vicequestore però non sembra essere la dipendenza da droghe ma il paragonare tutte le persone che incontra ad animali, abitudine che deriva dalla sua infanzia passata a sfogliare i volumi dell’Enciclopedia degli Animali. 

 

Simpatico o no, questo vicequestore però ha un cuore grande, ed anche la sua violenza deve essere inquadrata nella voglia di difendere i più deboli dalla cattiveria della gente.

 

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